Una volta, stanco per la fatica, mi prese sonno e desiderai dormire;
mi coricai sul mio letto e mi addormentai.
Mi parve di correre in un prato adorno,
cavalcando un destriero sellato e imbrigliato;
avevo alla cintura una spada, in mano una lancia,
ero cinto d’armi, di frecce e d’arco.
E mi parve d’inseguire con ardore una cerva;
a volte rallentava, a volte fuggiva rapida.
Di buon mattino cominciai la corsa, sperando di metterle mano;
correvo finché il giorno oltrepassò il mezzogiorno.
E subito la cerva scomparve dai miei occhi,
e come e quando scomparve, non so scriverlo.
Allora cessai di correre, e così pure d’affannarmi,
d’inseguire l’inafferrabile e sfiancare il cavallo.
E piano piano avanzavo, lentamente camminavo,
meravigliandomi del mondo, dei suoi fiori e delle sue bellezze.
E verso sera giunsi nel mezzo del prato,
e trovai un albero straordinario e desiderai smontare.
Smontai presso l’albero e legai il cavallo,
mi sciolsi le armi di dosso e le posai al mio fianco.
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Ross Daly: tarhu
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
Il luogo dove smontai — voglio dire, dove mi fermai —
era l’ombelico del prato ed era colmo di fiori.
L’albero era tenero e fitto di foglie;
portava insieme fiore e frutto, e mele profumate.
E innumerevoli uccelli nidificavano sull’albero,
ognuno cantando secondo la propria natura e il proprio canto.
E per la bellezza dell’albero, il piacere del luogo,
la melodia degli uccelli e la fatica dell’intero giorno,
a stento mi appoggiai per riprendere fiato,
e contemplavo l’albero, fino alla sua cima.
E mi parve di vedere uno sciame annidato lassù,
con miele nel favo, abbondante e raccolto.
Subito vi salii; mi slanciai, desiderando quel cibo,
e lo sciame, adirato, mi accolse da lontano.
Così salii sull’albero con grande fatica e sforzo,
e mi sedetti là dove vedevo le api.
Allungai la mano, afferrai il favo e mangiai del miele,
e dentro di me il pensiero disse: «Da’ all’anima ciò che desidera».
Mangiavo e non mi saziavo, ne prendevo ancora e avevo sempre fame,
e come un affamato tornavo ancora al cibo.
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: voce, laouto, chitarra
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
E le api non cessavano di pungermi,
e l’albero cominciò, come vidi, a muoversi;
a tremare di continuo, a cedere, a sembrare sul punto di cadere,
e io smisi di mangiare, preso dalla paura.
E osservavo l’albero, i suoi rami tutt’intorno,
e poi guardavo dentro, per vedere chi mai lo scuotesse.
E mi parvero due topi che giravano intorno all’albero,
uno bianco e uno nero, e con gran lena ne rodevano la radice.
A tal punto l’avevano ridotto che s’inclinava, pronto a cadere,
come se la radice ordinasse alla cima di raggiungerla.
E alla vista di ciò fui preso dal terrore e mi affrettai a scendere,
ma, come trattenuto dal miele dello sciame, rimasi lì intrappolato.
E l’albero, che credevo sorgesse in un prato,
era sull’orlo di un precipizio, sopra un pozzo oscuro.
E mentre s’inclinava, mi pareva cercasse il precipizio;
il giorno diminuiva sempre più e la notte si avvicinava.
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
E quando persi ogni speranza di salvezza,
compresi dove, alla fine, ero destinato a giungere.
E vidi un drago terribile in fondo al pozzo,
con le fauci spalancate, che mi aspettava, attendendo che cadessi giù.
Poi l’albero cadde, e io con esso;
gli uccelli volarono via e le api fuggirono.
E mi parve di finire nella bocca del drago,
e di entrare in una tomba oscura, nella terra, in suolo senza sole.
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: laouto, voce
Ross Daly: tarhu
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
E là dove giunsi, in quel luogo oscuro,
mi parve di vedere una folla e udii il tumulto degli uomini,
che litigavano per la mia entrata e parlavano di me;
e decisero tra loro di mandare qualcuno a vedere
chi fosse giunto nell’Ade, chi avesse causato quel trambusto,
e chi avesse aperto la porta ed fosse entrato senza permesso.
E mi parvero venire due uomini, neri e coperti di ragnatele,
come ombra e sembianza di giovani, profondamente turbati.
Mi salutarono chinandosi e mi parlarono con mitezza,
e io fui preso dalla paura, perché non avevo risposta da dare.
Mi dissero: «Da dove vieni e da quale luogo? Chi sei? Che cosa cerchi?
E senza una guida, come cammini qui nel buio?
Come sei sceso quaggiù con l’anima ancora in te, come sei giunto vivo,
e come potrai tornare da qui alla tua patria?
Chi discende nell’Ade non può risalire;
solo la resurrezione dei morti può ridestarlo».
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: laouto
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
Il tuo respiro profuma e le tue vesti di lino risplendono;
si direbbe che tu abbia corso per un prato e per sentieri di pianura.
Vieni dal mondo, dalla terra dei vivi.
Dicci se il cielo ancora regge e se il mondo ancora sta.
Dicci, lampeggia ancora, tuona, si annuvola e piove?
E il fiume Giordano ancora ondeggia e scorre?
Ci sono giardini e alberi, e uccelli che cantano?
Profumano i monti e fioriscono gli alberi?
Ci sono prati freschi, soffia un vento dolce,
splendono le stelle del cielo e la stella del mattino?
Hai attraversato il mondo, hai percorso le sue terre;
dicci, i vivi che gioiscono si ricordano ancora di noi?
Dicci, si addolorano per noi, si struggono almeno un poco?
Ci compiangono ancora quanto quando ci seppellirono?
Porti notizie e lettere, consolazioni per chi soffre,
qui nell’Ade amaro e annerito di fuliggine?
Leggici le lettere e dicci le notizie,
e qualunque cosa tu abbia per noi nell’Ade, daccela — faccela avere».
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Natalia Kotsani: voce
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Tasos Kofodimos
E a ogni parola piangevano, a ogni due sospiravano:
«Apriti, terra muta! Spalancati, suolo!» gridavano;
«e si abbattano le porte dell’Ade, cadano le catene,
entri la rugiada del cielo, entrino i raggi del sole.
Che l’uno possa vedere l’altro; appaia un poco di luce,
perché i giovani abbiano il loro volto e le fanciulle la loro bellezza».
Tasos Kofodimos: voce, laouto, pads
Natalia Kotsani: pianoforte, voce
Ross Daly: tarhu
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Tasos Kofodimos
Vidi come si lamentavano e come sospiravano,
e mi incalzavano perché raccontassi loro come va il mondo.
E poiché ebbi compassione di loro e provai grande dolore,
pensai di raccontare loro come va il mondo.
Dissi loro: «Il cielo ancora regge e il mondo ancora sta;
di tutto ciò che ricordate, nulla manca laggiù.
Fiorisce, porta frutto, viene coltivato, germoglia e profuma;
l’anno di dodici mesi gira come una ruota.
Alcuni godono del mondo e non si ricordano affatto di voi,
mentre altri sono consumati dal dolore e soffrono per voi».
Mi dissero: «Quelli che gioiscono non hanno anch’essi qui la loro parte,
fra quelli che hanno sepolto nella terra e mandato nell’Ade?»
«Quelli che gioiscono», dissi, «hanno anch’essi qui la loro parte,
ma li hanno dimenticati e se ne tengono lontani;
con altri godono la loro vita e quelli li hanno dimenticati,
come se non li avessero mai visti, come se non fossero mai esistiti al mondo».
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
E quando ebbero appreso tutto, sospirarono mille volte;
abbassarono la voce e cambiarono tono.
Posarono, come vidi, la guancia sul palmo della mano,
e le loro lacrime scorrevano come scorre un fiume.
E vedendo il loro dolore mostrarsi ancora,
mi venne allora in mente di interrogarli.
Dissi loro: «Da dove e da quale luogo? E come mai insieme così?
E quando siete discesi, e da quanto tempo siete nell’Ade?»
Udendo la mia domanda, caddero a terra;
piansero e poi volsero di nuovo lo sguardo verso di me.
«Questa domanda», dissero, «non farcela più;
che il nostro tormento non cresca ancora — taci, se vuoi».
E poco dopo uno di loro si riprese,
si voltò verso di me e così rispose:
«Poiché l’hai chiesto, te lo racconterò,
costretto dalla necessità, con queste labbra amare».
Natalia Kotsani: voce
Ross Daly: lyra
Musica: Natalia Kotsani
Avevamo una sorella maggiore, sposata lontano,
mandata da tempo lontano dalla nostra patria.
Nostro padre ritenne giusto mandarci da lei,
per condividere la sua gioia, come fratelli e amici.
Così prendemmo la via del viaggio, e già allora
il nostro pensiero vacillava, chiedendosi quando sarebbe stato il ritorno.
La mente si tormentava e volgeva verso il male;
ci presagiva la morte in terra straniera.
Non avevamo viaggiato tre ore che il castello scomparve alla vista,
e un’ora più tardi si fece sera e apparve la prima stella.
Poi il cielo si fece sereno e vi fu una grande bonaccia;
la notte si vestì di bellezza, come nessun’altra.
I giovani esultavano, tutti erano lieti,
e con desiderio e gioia proseguivano il cammino.
Ma verso mezzanotte il cielo sereno si oscurò,
i venti si agitarono e il mare cominciò a ruggire.
Tuonava di continuo e lampeggiava, e le nubi parevano in travaglio,
come se preparassero allora il pericolo.
E come la pecora destinata al macello, nella mano del macellaio,
giace senza speranza e guarda il coltello,
così noi vedevamo la morte davanti a noi;
eravamo ormai certi di dover discendere nell’Ade.
Perché le onde venivano contro il vento,
e i marinai ebbero paura e cominciarono a tremare.
E subito una burrasca ci raggiunse, con tuoni e neve,
e appena giunse afferrò il timone a sinistra.
Allora la nave s’inclinò, cadde sul fianco sinistro,
produsse un colpo terribile e parve spezzarsi.
E una seconda onda ci raggiunse insieme alla burrasca,
e l’acqua smisurata divenne la nostra bara.
La sciagura della morte ci trovò abbracciati,
stretti l’uno all’altro e colmi d’infinito dolore;
e ci gettò nel profondo, ancora abbracciati, insieme,
e Caronte ci accolse, anime unite, nell’Ade.
Degli altri non vedemmo che cosa ne fu;
noi fummo separati da loro, e loro da noi, come estranei.
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani, Tasos Kofodimos
Io avevo vent’anni, e lui poco più;
insieme ci sposammo, e ciascuno aveva la propria compagna.
Per questo ci fu concesso di essere sepolti insieme,
e insieme di vagare e camminare fianco a fianco.
E mentre noi giungevamo nell’Ade, vi giungeva anche nostra sorella;
portava in braccio un bambino. E quando si voltò e ci vide,
fermò il suo passo affrettato, cessò di avere fretta,
e vedendo ciò che non si aspettava cominciò a meravigliarsi:
come mai nell’Ade vedesse coloro che sapeva essere vivi;
e vedendo come avevano perduto il mondo, provava dolore per loro.
Con questo pensiero rimase ferma a guardare,
senza voler respingere come falso ciò che pareva incredibile, ma cedendo a ciò che il destino mostrava.
E infine si convinse, guardò e ci riconobbe;
e quando ci ebbe riconosciuti venne e si avvicinò.
Afferrò ciascuno di noi con dolore e ci abbracciò,
e poi si gettò al nostro collo.
E con le lacrime cominciò a lavarsi il volto,
e ci disse, stupita:
«Siete davvero voi,
che avevo occhi per vedere, che avevo luce per contemplare,
che vedevo tanto onorati, vestiti di splendide vesti?»
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Natalia Kotsani: voce
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Tasos Kofodimos
Un fiore era la loro gloria, un bocciolo la loro gioia;
per questo il sole portò la notizia insidiosa.
Sulla neve posarono le fondamenta e sull’acqua costruirono;
ora la neve si è sciolta e le acque si sono disperse.
Ciò che fondarono è caduto, ciò che costruirono si è spezzato,
e ora il loro cuore è stato trafitto da una spada a doppio taglio.
La Fortuna tese contro di loro il suo arco
e svuotò la faretra finché li ebbe colpiti.
Fece dei loro cuori il bersaglio dell’arciere
e scoccò le sue frecce, dall’ultima alla prima;
e nessuna di esse mancò il bersaglio: li ferì tutti.
Non aveva più nessuno da colpire, perché li aveva uccisi tutti».
Natalia Kotsani: voce, pianoforte
Tasos Kofodimos: laouto
Musica: Natalia Kotsani
E verso la fine mi dissero:
«Ormai, credo, hai udito tutto;
ti ho raccontato ciò che è accaduto
e tutto hai appreso.
Quanto al fatto che mi chiedi con insistenza
quando ciò sia accaduto,
perdo il conto del tempo
e mi sfugge dalla mente;
perché nell’amaro Ade
il sole non sorge,
né la luce del cielo
manda quaggiù il suo chiaro splendore.
Qui il tempo non esiste,
il giorno non si distingue;
soltanto l’oscurità smisurata
scorre e si protende innanzi».
Natalia Kotsani: voce
Tasos Kofodimos: voce, laouto, pads
Musica: Tasos Kofodimos, Natalia Kotsani
«Avete altre domande? Sto per tornare», dissi loro.
Mi dissero: «Aspetta ancora un poco, che arrivino anche quelli che mancano,
nel caso vogliano anch’essi affidarti qualcosa da dire,
e mandare lettere dall’amaro Ade».
Parlarono fra loro, e uno di essi si voltò
e si allontanò a balzi in gran fretta, come corre il cervo.
E dopo pochissimo vidi arrivare una grande moltitudine;
pareva senza misura, tanto numerosa veniva da laggiù.
Là vidi giovani e fanciulle, uomini e valorosi guerrieri,
e comandanti con spade nude, senza fodero;
e signori sparsi, a piedi e a cavallo,
con servi al seguito, oratori e notai.
Vidi diaconi nelle chiese, vescovi e sacerdoti,
e nel talamo coppie sposate, sposi con le loro spose.
E vidi portare sgabelli perché i notai potessero sedersi;
ognuno teneva una penna, carta e calamaio.
E attorno a ciascuno vi era una folla che lo incalzava:
uno chiedeva lettere, un altro gridava: «Carta!»
«Oggi parte un messaggero», dicevano;
«fate presto, non tardate, perché possa portarle con sé».
E nella fretta prendevano dagli scrivani lettere ancora bagnate d’inchiostro;
alcuni, vedevo, le sigillavano, altri le portavano aperte.
In tanti mi assalirono per consegnarmi lettere
che rabbrividii guardandoli e mi voltai prima che potessero raggiungermi.
Tutti alzarono le mani e guardavano verso di me:
«Prendi le lettere!» gridavano; «Porta le carte!» dicevano.
«Porta con te questi scritti da parte nostra,
dall’amaro Ade — e bada che non ti cadano».
Tasos Kofodimos: voce, laouto
Natalia Kotsani: voce
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani
«Parla anche con parole tue;
di’ a coloro che soffrono
che quelli che da tempo avete sepolto nell’Ade
sono privi del cielo e non vedono il sole;
hanno la terra per sudario,
e il suolo come veste».
Natalia Kotsani: voce
Tasos Kofodimos: voce, laouto, pads
Ross Daly: lyra
Vassilis Rakopoulos: chitarra elettroclassica
Vangelis Zografos: contrabbasso
Angelos Polychronou: batteria
Musica: Natalia Kotsani